Girolamo Sirchia (Milano, 14 settembre 1933), è stato Ministro della Sanità del secondo Governo Berlusconi. È un medico specialista in medicina interna.
Nel 1972 ha co-fondato il Nord Italian Transplant, borsa di scambio multiregionale di organi da trapianto.
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Il 17 Aprile 2008 è stato condannato a tre anni di reclusione per tangenti nel mondo della sanità
Negli ultimi giorni mi sono dilettato con il linguaggio di programmazione più “esoterico” e minimale che esista, il Brainfuck. Ho creato un piccolo IDE in Javascript che gira su Firefox e Safari con le seguenti caratteristiche:
interprete di Brainfuck
debugger con play/pause/stop/step-by-step
inserimento di breakpoint
numerosi programmi già pronti di esempio
esecuzione in pseudo-thread che non blocca il browser in caso di cicli infiniti
Spero veramente che in futuro si possa apprezzare l’esperienza e l’innovazione dei programmatori della Sun anche in questo motore database, molto utilizzato ma abbastanza primordiale.
Ieri (sabato 9 febbraio 2008) mentre studiavo e lavoravo al computer ho seguito in live streaming per tutta la giornata la conferenza STATEoftheNET, riguardante lo stato di internet in Italia.
STATEoftheNET è una conferenza articolata in due giorni. Si tiene a Udine, in Friuli Venezia Giulia, l’8 e il 9 febbraio 2008 presso il Centro Visionario (in via Asquini 33).
La prima edizione nasce con l’obiettivo di fare il punto sulla realtà di Internet in Italia e aprire un confronto rispetto a quanto avviene nel resto del mondo. Grazie al respiro internazionale dei temi e degli ospiti, STATEoftheNET intende accreditarsi nel calendario europeo dei convegni dedicati all’esplorazione delle implicazioni della Rete nell’economia, nella società e nella cultura.
La qualità dello streaming video e audio è stata abbastanza buona, sicuramente sufficiente per seguire la conferenza senza intoppi. Mi è sembrata una conferenza ben organizzata, con alcuni ospiti veramente interessanti, anche il dibattito che seguiva era abbastanza interessante.
Ho seguito con molto interesse il primo avvenimento della giornata di sabato: Satori. Dal tornio al blog tenuto da Gaspar Torriero con il quale però non mi sono trovato quasi mai d’accordo, anche se ho trovato molti spunti interessanti nei suoi interventi. [continua]
Deriva dal nome greco Euandros, latinizzato in Euander o Euandrus. L’accezione originale significa “Uomo dai Nobili Sentimenti”, l’etimologia Greca è composta da “eu”, bene, e da “andros”, uomo. È un nome di tradizione mitologica, proveniente dall’Eneide.
Ho deciso di fare piazza pulita della partizione di Linux (Kubuntu), che mi sto portando dietro dalla versione 6.04 (che vuol dire aprile 2006) poichè ormai ha una moltitudine di problemi e malfunzionamenti dovuti ad un uso un po’ spropositato.
Dopo aver installato centinaia di programmi, pacchetti, dopo aver smanettato provando un po’ di tutto (compreso il desktop 3D con XGL e Beryl quando erano alla versione pre-alfa) e dopo aver aggiornato tutto il sistema alle macro versioni di Kubuntu 6.10, 7.04, 7.10 senza mai formattare è arrivato il momento di liberare il mio pc da questo grosso peso (ora) inutile. Ho aspettato fino ad ora perchè ci ho fatto la tesi di laurea, e finchè non ho finito non avevo il coraggio di reinstallare il sistema, rischiando per qualche motivo di rimanere fermo con il lavoro.
Sfortunatamente sembra che su molti sistemi OEM, dove il sistema operativo Windows XP Professional è preinstallato dalla casa costruttrice (nel mio caso Acer) l’utente Administrator sia protetto da una password che non viene fornita al proprietario del computer. Senza questa password non è possibile accedere alla console di ripristino di emergenza. Fortunatamente ho trovato una soluzione nella guida in linea, che posto in questo articolo poichè anche altri hanno avuto lo stesso problema non proprio banale da risolvere.
L’obiettivo è quello di realizzare un robot mobile controllato a comando vocale, cioè un robot in grado di muoversi in ambienti domestici comandato tramite parole o brevi frasi pronunciate da una persona. Questo comporta la realizzazione di un software distribuito (su più processori) in modo che un calcolatore possa registrare delle parole o frasi pronunciate da una persona e occuparsi del movimento mentre un secondo calcolatore effettua il riconoscimento vocale sulla registrazione e invia il risultato testuale alla prima macchina. Il software deve occuparsi di tutte le fasi: la registrazione della voce, il riconoscimento delle parole, del comando, il controllo a basso livello dei motori e di un sonar per rilevare la distanza del robot dagli ostacoli.
L’idea è di equipaggiare il robot con due ruote motrici e un sonar, collegati ad una scheda ARM con un sistema Linux che serve a coordinare tutto. La scheda ARM deve essere autosufficiente per quanto riguarda la registrazione dei comandi vocali, il controllo dei motori, del sonar e un minimo di logica per evitare di scontrare il robot sugli ostacoli, mentre solamente la fase di riconoscimento vocale viene assegnata a un sistema esterno Windows per il riconoscimento vocale.
Venerdì 9 novembre 2007 sono stato al concerto dei Deep Purple al Palasport di Pordenone. Finalmente sono riuscito a vedere questa storica band (uno dei pilastri fondamentali dell’hard rock), dopo aver saltato maldestramente le date di qualche anno fa a S. Lucia di Piave. (il biglietto è costato 30 €, comprato direttamente al Palasport appena prima di entrare).
La formazione è composta da Ian Gillan (voce), Ian Paice (batteria), Roger Glover (basso), Steve Morse (chitarra) e Don Airey (tastiera).
La scaletta ha incluso pezzi storici come space truckin’, strange kind of woman, lazy, perfect stranger e highway star oltre a into the fire, smoke on the water e black night, insieme a canzoni più recenti e meno conosciute, tendenti al progressive rock e inframmezzate da interessanti assoli di tastiera e chitarra.
Il concerto è durato più di un ora e mezza, anche se con qualche pausa condita da assoli funambolici di chitarra e tastiera. Ian Gillan ha cantato veramente bene, con voce potente e intonata, anche se ha evitato alcune della canzoni più difficile e distruttive come Child in Time.
Ecco qui un po’ di foto che ho scattato durante la serata:
Da qualche giorno Wikimedia ha iniziato la classica raccolta di fondi, per finanziare Wikipedia e gli altri progetti affini. Sono arrivati oggi a 10000 donazioni, completando il 10% della barra verde che prevede un fondo scala di 100000.
E’ disponibile una lista dei donatori (solamente con coloro che donano online, non comprende i bonifici), nella quale si vedono importi, donatori (con nome oppure anonimi) e una breve frase scritta dagli stessi. Sono rimasto stupito dalla profondità della gran parte delle frasi che sono state scritte dai donatori di ogni parte del mondo, scritte in ogni lingua (mi sono limitato a leggere le frasi italiane, inglesi, francesi e spagnole, ma ne ho viste moltissime in giapponese, olandese, svedese, ecc.
Un altro fatto che mi ha lasciato di stucco è l’entità degli importi versati: quasi tutte le donazioni sono superiori ai 5 euro e si vedono molto frequentemente donazioni oltre i 50 euro, anche oltre i 100, indice di quanto tengano moltissime persone a questo progetto e quanto lo considerino serio.
Naturalmente ho fatto anche io la mia parte, effettuando la donazione numero 6183, in seguito alle seguenti considerazioni:
uso Wikipedia praticamente tutti i giorni, spesso anche per integrare la preparazione per degli esami oppure per approfondire certe conoscenze
la completa assenza di pubblicità di qualunque tipo, siano collegamenti sponsorizzati, banner, ecc
lavorando spesso sui siti internet, conosco bene quali sono i costi di infrastrutture, server, e soprattutto banda per siti molto visitati
spendo moltissimi soldi per moltissime cazzate e cose futili, quando compro una rivista di informatica lascio ogni volta vari euro e mi ritrovo a sfogliare una pagina di pubblicità e una di articoli spesso banali e obsoleti, perché non dovrei fare una donazione a Wikipedia?
Ma soprattutto il motivo più valido è che penso che Wikipedia nella sua unicità verrà considerata anche tra diversi secoli come uno degli avvenimenti sociali e culturali più importanti nella Storia dell’umanità, alla pari della prima enciclopedia scritta, della prima università, dell’inizio dell’istruzione obbligatoria, e sento di voler partecipare anche io - in piccola parte - a questa iniziativa così importante.
Recentemente ho provato la demo di Call of Duty 4, scaricata naturalmente il giorno stesso della sua uscita ufficiale. Sono rimasto stupefatto dalla grafica e dall’ambientazione, veramente coinvolgente e verosimile, purtroppo fin troppo vicina alle situazioni di guerra attuali, dato che questa versione del gioco è ambientata ai nostri giorni (Modern Warfare, per l’appunto). Riporto qui di seguito le mie impressioni riguardo questo gioco, da me molto atteso.
Nell’ultimo periodo mi è capitato di leggere uno dei libri chiave del mondo dell’Intelligenza Artificiale: La Società della Mente di Marvin Minsky, co-fondatore del laboratorio AI presso il MIT e autore di numerosi testi riguardanti l’AI e la filosofia.
Questa è la recensione con cui Bol.it presenta il libro:
Per anni, l’Intelligenza Artificiale, a cui oggi si dedicano milioni di dollari per la ricerca e l’energia intellettuale di migliaia di scienziati, è stata una sorta di chimera nella mente di un uomo: Marvin Minsky. A lui in primo luogo si deve, infatti, se questa disciplina ha assunto una fisionomia, si è distaccata dal resto della ricerca, e infine, se ha attratto così tanti cervelli. Ma tutto questo si manifestava, per anni, attraverso brevi e densissimi articoli. Mentre, per altrettanti anni, correva voce che Minsky “stava preparando un libro”, il quale naturalmente sarebbe stato IL libro. E un giorno il librò si manifestò: è “La società della mente”.
Qui Minsky, con gesto che è tipico dei grandi scienziati della mente, non vuole accettare nulla per inteso. Occorre partire veramente da zero, se si vuole tentare una risposta alla temibile domanda che egli pone fin dalle prime righe: “Come è possibile che il cervello, in apparenza così solido, sia il supporto di cose tanto impalpabili come i pensieri?”. Inutile dire che, se l’inizio del libro è semplicissimo, alla fine ci troveremo avvolti da una rete di pensieri altamente complessa, in obbedienza al sapiente precetto di Einstein: “Ogni cosa deve essere resa quanto più semplice possibile, ma non ancora più semplice”.
Così, in questa rete, riconosceremo i famosi “frames” che Minsky aveva già introdotto in anni passati, ma anche (e questo è una sorpresa) discussioni che coinvolgono Freud e Piaget. Alla fine, ci accorgeremo che questo libro tiene fede, sino ai limiti di ciò che oggi si può dire nella scienza, alla sua scommessa iniziale: render conto di come funziona il cervello, questa “vasta società organizzata”, e di conseguenza la nostra mente, se è vero, come Minsky afferma, che “la mente è semplicemente quello che fa il cervello”.
Devo dire che il libro mi ha donato numerosissimi spunti su cui pensare, per la maggior parte teorici, cioè senza un’applicazione pratica diretta, ma comunque interessanti, alcuni dei quali ho deciso di scrivere e di pubblicare qui di seguito.